La Cagione · Parigi 1937 · arte e propaganda
Un artista senza pace. Corrado Cagli e il ciclo di Parigi 1937
Corrado Cagli ha ventisette anni quando, nella prima metà del 1937, arriva a Parigi con l’incarico di decorare i muri dell’Atrio d’Onore del padiglione italiano all’Expo con un grande ciclo dedicato alla storia d’Italia. Il nipote acquisito di Massimo Bontempelli quattro anni prima aveva pubblicato il manifesto Muri ai pittori ed era uno dei nomi “nuovi” dell’arte italiana.
Fabio Benzi, uno dei massimi studiosi della sua opera, riguardo al ciclo parigino ha evidenziato l’«afflato celebrativo trasfigurante, monumentale». Una testimonianza francese descrisse il corteo come esteso «depuis Romolus jusqu’au Duce commandant ses troupes à cheval»: da Romolo al Duce a cavallo, passando per imperatori, santi, esploratori, artisti e inventori.
Antonio Maraini, commissario della mostra d’arte italiana nel padiglione e segretario del Sindacato di Belle Arti, sul Popolo d’Italia, scrisse all’indomani dell’inaugurazione:
«Non è orgoglio, né fatuità, non è svalutazione dell’opera altrui per esaltare la propria: è coscienza obiettiva del vero che sa vedere anche i difetti e gli errori in cui si possa esser caduti. La tonalità troppo scura per esempio delle pitture dell’atrio e la loro discutibile rispondenza iconografica ai grandi che intendono celebrare.»
Il resto della vicenda non è chiaro: secondo alcuni, il ciclo, ad Expo aperta, fu nascosto sotto uno strato di calce per l’indignazione di Ciano.
Le figure che componevano gli oltre 200 m² di tavole dipinte a tempera encaustica non sono tutte sopravvissute: alcune sono finite nei musei, altre in raccolte private e qualcuna, soprattutto quella conclusiva con Mussolini a cavallo, risulta dispersa. Non si sono perse le impressioni di chi quelle figure le vide, o gliele raccontarono.
Giuseppe Pensabene — nomen omen — attaccò Cagli su Quadrivio e Telesio Interlandi, su Il Tevere, se la prese proprio con gli Augusto e Cesare dipinti per Parigi, accusando l’artista di aver raffigurato le glorie italiane con volti da «uomini delle caverne o dei minorati psichici» e arrivando a evocare la «competenza del Tribunale speciale». È degno di nota che il mese successivo un articolo di Beaux-Arts, nel raccontare la parabola di Cagli dopo l’introduzione delle leggi razziali, scriva che «le futur David était un descendant du roi Salomon», unendo l’auspicato futuro da pittore monumentale del regime con la condizione dettata dalla sua religione.
Cagli era infatti ebreo e quindi vulnerabile, nonostante le buone entrature, nell’Italia sempre più allineata alla Germania nazista. Lasciò il Paese e arrivò infine negli Stati Uniti, dove si arruolò volontario. Con quella divisa sbarcò in Normandia e combatté fino al 1945, quando entrò a Buchenwald e disegnò ciò che vide.
La storia sarebbe già sufficiente a stimolare uno scrittore di romanzi: la storia di un uomo che passa dalle pareti degli edifici fascisti al reticolato di un lager.
Quando tornò in Italia però, il suo passato di artista sostenuto dal precedente regime rimase ingombrante. Nel 1947 Antonello Trombadori, critico legato al PCI, tentò di presentarlo come artista sempre estraneo alla retorica fascista. La reazione degli astrattisti di Forma 1 fu durissima: alla mostra romana dello Studio d’Arte Palma esposero fotografie delle opere realizzate da Cagli negli anni del regime e l’inaugurazione finì perfino in una scazzottata.
Dove vederlo?
Riproduzioni del ciclo sono visibili in Corrado Cagli (2006), a cura di Fabio Benzi, pubblicato in occasione della mostra antologica alla Mole Vanvitelliana di Ancona nel trentennale della morte dell’artista. Sette pannelli del ciclo sono oggi conservati al Museo Civico d’Arte di Pordenone: Alessandro Volta, Giuseppe Verdi, Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, Giacomo Leopardi, San Tommaso d’Aquino, Cristoforo Colombo e Lorenzo il Magnifico, Donatello e Leon Battista Alberti. Nel 2004 furono oggetto della mostra e del catalogo Corrado Cagli all’Expo di Parigi del 1937. Le tavole del Museo Civico di Pordenone.
Nel 2010-2011 tornarono al centro della grande mostra pordenonese Corrado Cagli e il suo magistero, curata da Fabio Benzi e Gilberto Ganzer.
Del complesso facevano parte anche almeno quattordici grandi Vedute di Roma. Due di queste, Veduta di Roma I e Veduta di Roma II, furono nuovamente studiate e presentate nel contesto della mostra Anni ’30. Arti in Italia oltre il fascismo, Palazzo Strozzi, Firenze, 2012-2013. Nel 2019, a Palazzo Cipolla a Roma, la grande antologica Corrado Cagli. Folgorazioni e mutazioni riunì nuovamente alcuni pannelli provenienti dal ciclo parigino.