Confesso che ho scritto

Mi chiamo Francescomaria Evangelisti e scrivo romanzi perché ho un altro lavoro, non faccio sport e vado a letto presto.

Romanzi

Il malgrado nasce da alcuni documenti scartati dalla mia tesi di laurea sulla Repubblica Romana del 1849, argomento sul quale non ho scritto altro, ma La cagione tocca temi intorno ai quali mi sono baloccato durante e dopo il dottorato.

Studi e pubblicazioni

Qui trovi l’elenco delle pubblicazioni →

Il primo, che ha una sua storia editoriale che ficcherò in qualche futura opera, è ‘L’arte fascista all’Esposizione di Parigi del 1937’ per Nuova Storia Contemporanea (2014). Ho avuto il piacere di comprarne una copia, due anni dopo, al banco di Porta Portese prima della curva. Nell’articolo trovate parte della documentazione su alcune delle opere esposte.

“Parigi37”, soprattutto alcuni suoi usi propagandistici, l’ho approfondita in “The rhetorical construction of Popular Front France in the fascist Italian press during the ‘Paris, 1937’ international exhibition” per Media History; “‘La dimostrazione della forza di lavoro che anima quel popolo’. Die italienische Presse und der deutsche Pavillon auf der Weltausstellung 1937 in Paris” in Selbstbild und Image Deutschlands in den Weltausstellungen (Königshausen & Neumann, 2017) e “L’Oltremare a Parigi 1937” in Quel che resta dell’impero. La cultura coloniale degli italiani (Mimesis, 2014).

Ho coordinato, per Diacronie – Studi Storici, un numero speciale dedicato alle esposizioni, ricco di contributi che possono allietarvi.

La cosa più affascinante di questa lista di pubblicazioni è che, a oggi, quella con maggior eco su Wikipedia, citazioni e discussioni sui forum dedicati alla letteratura ispanoamericana è una che non è inclusa: durante il dottorato a Siviglia avevo affrontato con una collega un archivio di pubblicazioni di cordel. Da quell’esperienza ne abbiamo tratto questo articolo.

Articoli e stampa

Fuori dai formati tascabili ho collaborato durante i miei anni andalusi con Diagonal Periodico, del quale mentre scrivo non c’è più l’archivio, con dei giornalucoli digitali e con Il Fatto Quotidiano, con due articoli sul Kyrgyzstan, perché dal 2006 alla chiusura ho diretto, per l’Osservatorio Eurasia, la linea in “Geopolitica e comunicazione nell’ex spazio sovietico”, argomento che all’epoca non era di particolare interesse, come dimostrò la fine dell’esiguo finanziamento universitario.

Professionalmente ho fatto cose: quella che mi ha dato, mio malgrado, più notorietà è stata quando ho diretto la comunicazione regionale di un noto movimento. Di quel lustro sono questo intervento, ripreso dal Corriere della Sera, dove chiedevo meno soldi, anche solo per rispetto a Kraus, ed una citazione, anagraficamente imprecisa, nei ringraziamenti di un libro sui vitalizi.

Ci sarebbe altro, ma ormai sono anziano e mi sono dimenticato i nom de plume della gioventù.