La Cagione · arte e propaganda
Una scultura da romanzo
Ci sono opere d’arte che meritano un romanzo, come il Genio del Fascismo di Georges Gori.
Siamo nella prima metà degli anni Trenta. Si sta progettando la presenza italiana all’Esposizione internazionale di Parigi del 1937, e nella relazione conclusiva dei commissari si legge che davanti al padiglione sarà collocata «una statua equestre, su alto piedistallo, (che) rappresenterà l’incedere ineluttabile della giovane Italia Fascista».
Si organizza un concorso, si forma una giuria e alla fine, anche su indicazione di Palazzo Venezia, la scelta cade su un artista residente a Parigi, Georges Gori, con l’auspicio di attrarre verso l’iniziativa italiana i più recalcitranti tra gli artisti italiani all’estero.
Nel frattempo il quadro politico è cambiato. Dopo le sanzioni seguite alla guerra d’Etiopia e alla proclamazione dell’Impero, l’autarchia entra nella narrazione nazionale. Per questo sembra perfetta la proposta della Montecatini, cioè realizzare la statua in Anticorodal, una nuova lega di alluminio sviluppata con materie prime non importate.
La fusione viene affidata alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano, la stessa che ha realizzato, fra l’altro, le copie dei cavalli della basilica di San Marco di Venezia, il cavallo della RAI e decine di altre opere note.
A Parigi la statua arriva davvero come un’opera monumentale. Certo, il confronto con i giganti simbolici degli altri regimi è impietoso: da una parte il gruppo sovietico di Vera Mukhina, dall’altra l’aquila nazista del padiglione tedesco, entrambi d’acciaio.
Ai visitatori la statua piace anche se assomiglia un po’ al capo del governo italiano. Finita l’Esposizione, l’opera torna in Italia, proprietà della Montecatini. Per un’edizione presidia la Fiera di Milano, poi si decide di collocarla davanti alla nuova centrale idroelettrica di Ponte Gardena, in Alto Adige, dove la maggioranza della popolazione parla tedesco e non nutre simpatia per il modello.
Con la fine del fascismo la statua, però, non viene rimossa. Rimane dov’è. Cambia la dedica, ricondotta al Genio del lavoro, e qualcuno spera che basti questo. Ma chi continua a passarle davanti vede sempre quel cavaliere, quel braccio.
La chiamano l’Aluminium-Duce, il Duce d’alluminio. Il materiale scelto per celebrare l’autarchia si rivela durevole, almeno fino alla notte in cui un gruppo di terroristi/separatisti/patrioti — a seconda della vostra opinione sulla questione sudtirolese — decide di farla saltare in aria con l’esplosivo.
Il gesto provoca giorni di polemiche e discussioni. Associazioni e cittadini raccolgono fondi per ricostruirla, ma il monumento non tornerà più.
La testa del destriero finisce al Tirol Panorama di Innsbruck, con un significato opposto a quello originario.
Fonti e immagini
- Paris Musées — Willy Maywald, Le génie du fascisme davanti al padiglione italiano, 1937
- Lombardia Beni Culturali — Ponte Gardena, centrale idroelettrica e statua equestre
- Fonderia Artistica Battaglia — storia della fonderia e del Genio Italico
- Wikimedia Commons — resti del monumento dopo l’esplosione
- Wikimedia Commons — testa del cavallo
- Tiroler Landesmuseen — Tirol Panorama