L’Arco di Tiradiavoli

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L’Arco di Tiradiavoli

L'Arco di Paolo V, detto Arco di Tiradiavoli, sulla via Aurelia Antica
L’Arco di Paolo V, detto Arco di Tiradiavoli. Fotografia: RealRome, Wikimedia Commons, CC BY 4.0. Originale.

Lungo la via Aurelia Antica, poco oltre Porta San Pancrazio, l’acquedotto Traiano-Paolo attraversa la strada passando sopra l’Arco di Paolo V, chiamato anche Arco di Tiradiavoli.

Il nome Tiradiavoli apparteneva anche alla strada, come attesta il Catasto Gregoriano del 1818, nel quale l’antica Aurelia è chiamata «Strada di Civitavecchia detta di Tiradiavoli».

Sull’origine della denominazione esistono diverse interpretazioni. La più diffusa si collega alla leggenda di Donna Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia, cognata di Innocenzo X Pamphilj, il cui fantasma avrebbe percorso la strada su una carrozza trainata da cavalli infuocati, inseguito dai diavoli.

Per inquadrare la fama della nobildonna, e perché i diavoli avrebbero inseguito la sua carrozza, può essere utile questa pasquinata giunta fino a noi:

«Per chi vuol qualche grazia dal sovrano, aspra e lunga è la via del Vaticano; ma se è persona accorta, corre da Donna Olimpia a mani piene e ciò che vuole ottiene: è la strada più larga e la più corta».

Un’altra interpretazione collega il nome ai numerosi luoghi di culto dei martiri cristiani lungo l’Aurelia, la cui presenza avrebbe allontanato i diavoli.

Il monumento reca sulle due facciate iscrizioni datate 1609, mentre l’acquedotto entrò in funzione nel 1612. Risale quindi al pontificato di Paolo V Borghese, che promosse il recupero dell’antico acquedotto costruito dall’imperatore Traiano per riportare l’acqua sul Gianicolo e a Trastevere.

L’arco, costituito da un unico fornice, presenta rivestimenti in peperino e travertino ed è decorato con le aquile e i draghi dello stemma Borghese. Una delle iscrizioni contiene un errore storico: attribuisce ad Augusto, anziché a Traiano, la costruzione dell’antico acquedotto, probabilmente confuso con l’Acqua Alsietina.

Tra il 1692 e il 1699 l’architetto francese Gilles-Marie Oppenord disegnò il monumento durante il suo soggiorno romano. Il disegno è oggi conservato al Museo del Louvre.

Gilles-Marie Oppenord, due porte monumentali, a sinistra l'Arco di Tiradiavoli, fine Seicento
Gilles-Marie Oppenord, Vue de deux portes monumentales, 1692–1699. A sinistra l’Arco di Tiradiavoli. Musée du Louvre, Département des Arts graphiques, RF 35698, 141. Riproduzione: © GrandPalaisRmn (Musée du Louvre) / Michel Urtado. Scheda del Louvre.

Nel 1810 Alexis-François Artaud de Montor, nel suo Voyage dans les catacombes de Rome, ricordando una visita effettuata nel 1805 alle catacombe presso Villa Pamphilj, descriveva il percorso necessario per raggiungerle:

«Pour s’y rendre, on passe sous un arc qui fait partie de l’aqueduc de l’aqua Paola».

Ovvero: «Per raggiungerla si passa sotto un arco che fa parte dell’acquedotto dell’Acqua Paola».

Nel corso dell’Ottocento l’arco e l’acquedotto continuarono a caratterizzare il paesaggio rurale fuori Porta San Pancrazio. Nel 1880 l’archeologo Rodolfo Lanciani, descrivendo il tracciato dell’antico acquedotto, ricordava:

«Il Piranesi dà un eccellente disegno della porzione più conservata dell’aquedotto, lungo la strada di Tiradiavoli».

Ancora nel 1901, nel romanzo L’Apostolo, Remigio Zena descriveva la campagna romana attraversata dalla vecchia strada:

«Fuori porta, passato il Vascello, tra le Cave di creta e Villa Pamphili corre per un bel pezzo la strada detta Tiradiavoli».

L’Arco di Tiradiavoli e la Repubblica Romana del 1849

Durante la difesa della Repubblica Romana, l’arco e le vicine arcate dell’acquedotto si trovarono al centro dei combattimenti per il controllo di Villa Pamphilj e della via Aurelia.

Il 30 aprile 1849, durante il primo assalto francese, i volontari repubblicani combatterono lungo l’acquedotto, utilizzandone le strutture e il muro della villa come riparo. Nino Costa, che partecipò agli scontri, ricordò nelle sue memorie:

«Noi avevamo per riparo le arcate dell’acquedotto, il muro che va da un’arcata all’altra».

La strada, situata più in basso rispetto al terreno della villa, costituiva un ostacolo naturale all’avanzata degli assalitori. Lo stesso Costa la descriveva come «la strada, che equivale ad un fossato», ricordando anche gli alberi di leccio dietro i quali si riparavano i difensori, con i tronchi «dalla parte del nemico, crivellate di palle».

Stefano Lecchi, Acquedotto dell’Acqua Paola, 1849: via Aurelia Antica presso l’Arco di Tiradiavoli, una carrozza in primo piano
Stefano Lecchi, Acquedotto dell’Acqua Paola, 1849. La fotografia mostra la strada, l’acquedotto e l’ingresso di Villa Pamphilj all’altezza dell’Arco di Tiradiavoli. Biblioteca di Storia moderna e contemporanea, Roma, inv. Ft.A.5. Guarda la fotografia originale nella mostra del Ministero della Cultura.

Il 3 giugno 1849, quando le truppe francesi attaccarono nuovamente le posizioni romane, la via Tiradiavoli divenne una delle direttrici dell’offensiva.

Carlo Pisacane, nella Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 (1851), descrisse l’avanzata del generale Levaillant lungo la strada che costeggiava il giardino di Villa Pamphilj. Per penetrare nella proprietà, le truppe francesi ricorsero anche agli esplosivi:

«La prima di queste brigate con la mina fece una larga breccia nel muro».

Anche Giuseppe Gabussi, nelle Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani (1852), raccontò l’ingresso delle truppe francesi nella villa, specificando che «il generale Levaillant, giungendo con tre reggimenti per la via detta Tiradiavoli» trovò aperto un ingresso dal lato del giardino.

Ne seguì quella che Gabussi definì una «micidialissima zuffa sostenuta virilmente dai Romani», durante la quale circa duecento difensori opposero resistenza ai francesi, prima di essere costretti a ripiegare verso il convento di San Pancrazio.

Émile Duhousset, particolare della carta francese del 1849 con il settore occidentale di Roma e l'Aurelia
Émile Duhousset, Itinéraire des marches et bivouacs de l’armée française, avril, mai, juin 1849, dettaglio del settore occidentale di Roma. Bibliothèque nationale de France, Gallica. Pubblico dominio. Approfondimento sulle carte francesi.

Fonti e documenti